scritto dalla comunità educatori anno 2006-2007

PREMESSA
breve analisi sui ragazzi e sull’ambiente in cui vivono 

Abbiamo di fronte ragazzi/e in quell’età fondamentale per il loro sviluppo: l’adolescenza. Questi ragazzi sono soggetti a cambiamenti continui, di natura fisica e psicologica. Ogni giorno per loro è una scoperta di qualcosa di nuovo, di loro stessi e del mondo circostante.
Ci rendiamo conto anche del fatto che tra di loro ci sono infinite differenze (di natura fisiologica, caratteriale…sociale…), però sono tutti, più o meno, condizionati da fattori comuni: 

1. La famiglia, verso cui il ragazzo in questo periodo ha due esigenze tra loro contrastanti: da un lato sente il bisogno di essere protetto e vorrebbe restare bambino, dall’altro vuole differenziarsi e acquisire autonomia. 
• I genitori possono essere tentati di diventare iperprotettivi, con il rischio che il figlio si opponga eccessivamente al mondo degli adulti. La famiglia deve affrontare l’arduo compito di trovare un nuovo equilibrio, di rinegoziare le distanze interpersonali per venire incontro alle esigenze, accogliendo sia le richieste di protezione, che di autonomia del figlio, per aiutarlo nella ricerca della propria individualità senza farlo sentire solo. 
• Questo è difficile, anche perché i ragazzi fanno ben poco per agevolare l’armonia familiare: sono sempre alla ricerca del conflitto, mettendo in discussione idee e valori genitoriali. Il contrasto non avviene solo con la famiglia, ma anche con il mondo degli adulti, dai quali non si sentono capiti e che loro stessi non capiscono.
• Questi contrasti permettono al ragazzo di conoscersi meglio, di confrontare le sue idee e di definirsi rispetto al punto di vista altrui. Questo è un inizio per arrivare a formare la propria identità. Il ragazzo abbandona lentamente il concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo ad una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei, ove è di fondamentale importanza l’aspetto fisico, l’attrazione sessuale e l’intelligenza. L’adolescente può sentirsi valutato negativamente in alcuni di questi settori e ciò comporta inevitabilmente ansia, frustrazione o l’atteggiarsi in modo compensativo, nel tentativo di primeggiare in ambiti in cui si è considerati poco abili.


2. La scuola, che non amano ma che è fondamentale per loro.
• Hanno la fortuna di ricevere un’educazione e un’istruzione.
• Passano le loro giornate insieme ad altri ragazzi/e e allargano la cerchia di amici.
• Eventuali successi aiutano il ragazzo a rafforzare la propria autostima, ed eventuali insuccessi possono scoraggiarlo, o renderlo più forte di fronte alle difficoltà che incontrerà nella vita.
• Vivono continuamente momenti di confronto con gli altri e momenti di verifica di se stessi.


3. Gli amici, che da compagni di giochi pian piano diventano delle persone con cui confrontarsi. 
Insieme sentono l’esigenza di fare parte di un gruppo di coetanei, con cui trascorrere il tempo libero, condividere interessi, confrontarsi. Fare parte di un gruppo rafforza la propria autostima, ci si sente più forti perché non soli, il gruppo conferisce un’identità e senso di appartenenza ai suoi membri.


4. Lo sviluppo
• Cognitivo. Si perfeziona la capacità di ragionare in astratto, di sapere valutare differenti ipotesi e le conseguenze di una scelta. Questo permette al giovane di fare i primi progetti per il futuro, immaginarsi “da grande” e prendere le prime decisioni importanti, quali la scelta della scuola, del gruppo parrocchiale, dello sport, ecc.
• Sessuale. Sul piano sessuale l’adolescente sperimenta l’abbandono del corpo infantile per acquisirne uno adulto. Per alcuni ragazzi tutto ciò può essere sconvolgente perché si sentono impreparati e impotenti di fronte all’esplosione del loro corpo. La tempesta ormonale tipica di questa età può mettere a disagio perché la società chiede di controllare le proprie pulsioni sessuali, originando ansie e tensioni.

La maturazione dell’individuo è un processo molto lungo che dura l’interezza della vita e non si esaurisce con il termine dell’adolescenza. Sono le esperienze quotidiane e quelle straordinarie che facciamo nel corso di un’esistenza a contribuire al nostro sviluppo cognitivo e affettivo. Si tratta di un processo molto lento, di cui ci possiamo accorgere solo se abbiamo tempo per soffermarci a riflettere, a differenza dell’adolescenza, in cui i cambiamenti sono molti ed avvengono velocemente.

 


In tutto questo si inserisce anche la parrocchia, luogo di incontro e formazione per i giovani. Con il PEP (Piano Educativo Parrocchiale) la comunità educatori presenta i valori e le modalità con cui vuole contribuire alla crescita di ciascun ragazzo attraverso un percorso di educazione cristiana e umana tenendo conto del fatto che si è notata una sempre più numerosa frequenza di partecipanti al catechismo della parrocchia.
Insieme a questo, però, ci si è accorti anche del fatto che la cresima è vista come termine della frequentazione della parrocchia, sia a livello dei gruppi parrocchiali che di tutta la vita di Comunità, rimanendo in alcuni una certa frequentazione all’Oratorio.



OBIETTIVI:

1) IO COME PERSONA
(nei panni del ragazzo )

. Il Coraggio è …. 
accettare positivamente sé stessi, con i propri valori e propri limiti.
“portare avanti con determinazione le proprie idee” andando anche controtendenza, accettando le conseguenze, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni, accettando di mettersi in gioco. 
è puntare in alto rispetto agli ideali.

. La Speranza come metodo educativo…. 
non temere di fronte alla realtà, al contrario avere fiducia nell’uomo; 
coltivare la curiosità e la ricerca;
costruire relazioni positive e significative.
Aiutare ad avere uno sguardo positivo sulle cose e sul futuro;

. Positività/Gioia
Curiosità e creatività nel trovare il bello nelle piccole cose attraverso un atteggiamento costruttivo sapendo sdrammatizzare e ridimensionare le cose con un atteggiamento positivo, impegnandosi a trasmettere agli altri un’idea di gioia, allegria, di felicità (trasmettere sorriso).

. Capacità di scelte responsabili intesa come 
Scelta come capacità di auto-informazione ed analisi dei propri criteri. 
che implica rinuncia e responsabilizzazione. 
“non subire”, “non lasciarsi influenzare acriticamente”; 
“essere propositivi”; 
Conoscenza e valorizzazione dei propri talenti anche in vista dell’assunzione di ruoli all’interno del gruppo che può far emergere altri talenti e portare all’assunzione di nuovi ruoli e compiti.
Instaurando una relazione di fiducia reciproca per incoraggiare la scelta. 


. Sessualità e amore 
Maschio e femmina: pari in dignità umana, diversi sotto vari aspetti, complementari e tendenti all’unità.
L’amore è la forma più piena di relazione fra persone e si esprime e si alimenta con i sentimenti e con la sessualità.
La differenza sessuale segna profondamente sia i sentimenti che la corporeità e va scoperta e valorizzata a mano a mano che, con la crescita, si presenta con le sue esigenze e i suoi valori.
L’educazione deve essere segnata dalla promozione di una crescita armonica degli aspetti fisici e spirituali della sessualità, attraverso la cura dell’amicizia, la consapevolezza e la valorizzazione della propria sessualità e di quella altrui in tutti i suoi aspetti, alla luce di un rapporto che, solo nell’amore, trova la sua piena espressione e realizzazione.


2) AMORE VERSO IL PROSSIMO

. Condivisione 
La condivisione è un esigenza della natura umana e della fede cristiana. E’ un bisogno che devi scoprire. E’ necessità, esigenza, responsabilità di ognuno farsi accogliere ed accogliere.
A questo si oppone l’egoismo personale.
Se si riesce a superare l’egoismo, trovi la felicità della condivisione che si manifesta nel dividere con gli altri, CON-DIVIDERE esperienze, stati d'animo, beni…, nel accogliere e lasciarsi accogliere....

. Servizio
Il servizio come stile di vita e non solo momento di volontariato, che si esprime nell'attenzione verso l'altro, di cui si riconoscono i BISOGNI e ce ne si fa carico rispondendo fattivamente con gratuità. 

. Essenzialità 
E' essenzialità il togliere qualcosa al proprio egoismo e darsi libertà dalle cose.
(Si denota che oltre che alla categoria “AMORE VERSO IL PROSSIMO”, però l’essenzialità è riconducibile anche alla categoria “IO COME PERSONA”)
Come amore verso il prossimo l’essenzialità andrebbe declinata nel termine GIUSTIZIA (altro valore).

. Pace
Pace non è solo assenza di guerra. E’ Shalom. E’ ricerca di valori positivi quali: tolleranza; ascolto; gestione nonviolenta del conflitto; equilibrio; rispetto (rapporti basati su...); accoglienza; armonia tra persone; solidarietà; accettazione del diverso; dialogo; conoscenza; ascolto; incontro; spiegare e promuovere l'interculturalità; creare ponti e abbattere muri.

. Perdono
Elemento costitutivo e caratterizzante dell’amore cristiano, può essere proposto e vissuto anche come valore umano nel cammino verso la riconciliazione la pace. “Non c’è pace senza giustizia; non c’è giustizia senza perdono!”.
Per il cristiano, il perdono dato agli altri è risposta, necessaria, al perdono ben più grande ricevuto da Dio. Per tutti può essere il modo per superare i muri innalzati quando l’ingiustizia si è imposta e impedisce il dialogo.
Non deve essere presentato come rinuncia al perseguimento della giustizia, quindi segno di paura e di debolezza; ma come estrema e coraggiosa risorsa per ricominciare là dove, altrimenti, sarebbe tutto finito aprendo nuove strade e nuovi scenari di convivenza nella verità e nella giustizia
Educare al rifiuto della vendetta e della rivalsa per cercare e instaurare condizioni di dialogo su basi nuove, gratuite, di dono totale.
Alla luce della fede è atto creativo, possibile solo a Dio o (anche se inconsapevolmente) in Dio 


3) AMORE VERSO DIO

. Fede e Spiritualità
(questo aspetto, ampiamente discusso, ci è parso meglio lasciarlo in forma più discorsiva per non rischiare di perdere sfaccettature diverse non facilmente traducibili in punti schematici)

 

La fede è dono, dono di Dio che ciascuno accoglie e sperimenta secondo la sua comprensione, le sue scelte e capacità: noi in prima persona siamo destinatari di questo dono per cui il chiederci come parlare di fede agli altri e come educare alla fede i nostri ragazzi parte dal presupposto di scelte personali nostre che si sforzano di essere coerenti e in linea con un “mandato” ricevuto, per il quale noi siamo incaricati da una comunità ad educare i giovani alla fede.

La propria Fede non è trasmissibile, ma la si deve usare da esempio, rafforzarla in noi stessi e farla scoprire – o riscoprire – negli altri, attraverso la spiritualità (una ricerca intima e continua del proprio rapporto con Dio), o, meglio, con un cammino spirituale. 
Ne esistono di diversi tipi; l'importante è sottolineare che è un CAMMINO, che cioè si realizza nel tempo (di solito MOLTO lungo!), un cammino dove anche i dubbi e le incertezze possono divenire occasione di crescita. Un cammino sempre attivo sia per i ragazzi che per noi stessi. E' dunque fondamentale, nell'attività educativa, la proposta della spiritualità ai ragazzi in modo vario con attività, letture, preghiera, servizi utili ai bisognosi per offrire loro occasioni frequenti di vivere personalmente la parola di Dio aiutandoli a far crescere in loro la propria esperienza di Fede e la propria Spiritualità. Due elementi che si integrano quando la fede costituisce il fondamento e il completamento della spiritualità personale.

Per educare a questo cammino di scoperta della fede si richiede che si metta al centro di tutto quello che si fa e si propone Gesù e la sua parola perché la Fede prima e più di un complesso di dogmi e di verità è affidamento attraverso una esperienza di conoscenza e di incontro con una persona concreta che ha delle proposte da fare: Gesù appunto. E’ il Vieni e Vedi evangelico. Non solo la parola che dice le cose e le spiega, ma il farne esperienza, il viverle. (Diviene così necessario superare la paura di parlare di Gesù; anzi bisogna parlare esplicitamente di Gesù e dove serve bisogna anche dare l'abc, spiegare i significati basilari delle parole e dei gesti: ad es. la parola "eucarestia". Senza cadere in un freddo catechismo scolastico ed evitando di ridurre il tutto a moralismi fine a se stessi.) 
Ma non si può dimenticare l’esperienza che trova il suo fondamento nella parola e che realizza la parola. Proporre esperienze valide, significative, stimolanti che tengano conto del cammino dei ragazzi, della loro crescita e della loro sensibilità. 

 

La Messa è parola ed esperienza che deve andare al di là dei 50 minuti del sabato: vivere la Messa anche fuori dalla Messa. Abituare i ragazzi alla comprensione delle parole (Test interessante: quanto applichiamo di quanto cantiamo nei testi dei canti della Messa? Quei testi appaiono "strampalati" se confrontati con le nostre vite) e alla comprensione dei gesti per tradurre la fede nella propria vita, nel proprio rapporto con gli altri e nelle scelte concrete che si compiono in una visione della morale cristiana che non è un insieme di regole, quanto piuttosto un continuo riferimento alle parole e all’insegnamento di Gesù che porta sant’Agostino a dire: "ama e fa quel che vuoi".  
Questo vale anche per quanto riguarda l’avvicinare i ragazzi ai gesti della fede: preghiera, deserto e quant’altro. Il far fare deve accompagnarsi con lo stimolare alla consapevolezza e alla comprensione del significato di quanto si sta facendo.

 

"Ciò che dico con la bocca, credo con il cuore, lo proclamo nella vita".